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UniNews

“Il contact tracing? Un’opzione efficace”

Una ricerca di quattro studenti di Economia mette in luce l’utilità di questa strategia di contenimento del Covid-19 in sostituzione del lockdown.

Arginare la diffusione del coronavirus tramite il tracciamento per mezzo di app dedicate può essere una valida alternativa al lockdown? Sulla scorta delle notizie provenienti dai Paesi che l’hanno adottata, anche l’Italia – forse entro fine mese –  sperimenterà questa soluzione digitale. In attesa della app “Immuni”, la discussione sull’opzione “contact tracing sì o no?” si è polarizzata tra chi lo ritiene uno strumento veloce e preciso per tenere sotto controllo il procedere dell’epidemia e chi invece teme di perdere il controllo dei propri dati sanitari. Sicuramente presenta il vantaggio - non indifferente - di non sacrificare produzione di ricchezza chiudendo fabbriche e uffici in maniera indiscriminata. Ma quanto è effettivamente efficace? 

Hanno provato a capirlo quattro studenti del corso di econometria del prof. Francesco Ravazzolo. Alessandro Capra, Emiliano Miorandi, Maria Pontara, Alessia Zotti si sono cimentati con la creazione di un modello matematico che permette di valutare il tracciamento esaminando i dati provenienti dai Paesi dove è stato implementato. I risultati della ricerca propongono dei fondamenti su cui dibattere. 

“Nel nostro lavoro siamo partiti dal compito che ci era stato assegnato dal prof. Ravazzolo, ovvero investigare se la tecnologia blockchain possa essere impiegata in una app di tracciamento per tutelare la privacy individuale. Poi abbiamo allargato lo sguardo per valutare se, laddove questo sistema di monitoraggio era stato adottato, avesse portato a risultati concreti”, spiega Alessandro Capra. Per risultati concreti si intende la discesa del tasso R0 di trasmissione dell’infezione che, in questi mesi, tutti ormai abbiamo imparato a conoscere. 

Cinque sono stati i paesi che il gruppo di studenti hanno messo sotto la lente d’ingrandimento e di cui hanno ricostruito il percorso dell’infezione osservando l’evoluzione dei numeri in parallelo all’introduzione di una app di tracciamento. Israele, Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e Singapore hanno deciso di non procedere al lockdown come l’Italia ma hanno invitato la popolazione a dotarsi della app e a praticare il tracciamento. 

Ciò è servito a contenere l’esplosione dei casi di infetti, pur nella sostanziale continuità delle normali attività economiche? Gli studenti hanno esaminato la serie storica di dati relativi alle infezioni. Dai grafici che hanno realizzato emerge chiaramente che il numero di persone infette, dopo l’introduzione del contact tracing, precipita. Solo in un caso, quello di Singapore, ciò non si è verificato. “Questo paese è stato portato ad esempio per il fallimento della strategia di tracciamento ma ciò è probabilmente da ricondurre al fatto che solo il 12% della popolazione l’ha sposata. Mentre, per avere successo, si ritiene che il tasso di partecipazione debba essere almeno del 60%”, spiega Alessandro Capra. Lo studente avverte però che il loro studio, per essere completo, avrebbe dovuto includere ulteriori variabili – anche di tipo culturale, come ad esempio, il fatto di portare mascherine o la distanza sociale normalmente praticata dalle persone – che non sono state considerate, dati i limiti, anche temporali, del compito assegnato dal docente. 

Se dell’efficacia del contact tracing si può essere ragionevolmente fiduciosi, permangono però preoccupazioni riguardo il possibile abuso dei dati sensibili riguardanti la salute da parte di chi li raccoglie, sia esso lo Stato o un’organizzazione privata. Un possibile soluzione, secondo gli allievi del prof. Ravazzolo, potrebbe essere l’impiego della tecnologia blockchain. “Questa garantisce l’anonimato e la decentralizzazione perché non c’è un unico possessore della totalità dei dati”, conclude lo studente, “la sicurezza informatica è assoluta, tutti i dati sono criptati. Se si può usare per garantire la provenienza della carne - come già succede in alcuni supermercati – a maggior ragione riteniamo che possa essere sfruttata anche per una app di tracciamento”.


(zil)